Le tradizioni della Pasqua

Riti preparatori
I riti pasquali iniziano subito dopo il Carnevale.
Il Mercoledì delle Ceneri (i cènere) si va in chiesa, in atto di costrizione; inizia, così, la Quaresima: per trentatre giorni, prima della Domenica delle Palme, le pie donne vanno in chiesa a pregare (fann ‘u trendatrè) e, tra l’altro, recitano:
Spine de Gèsù, delore de Marìje (Spina di Gesù, dolore di Maria). Queste preghiere vengono recitate, alle tre del pomeriggio, per tutti i trentatre giorni .
Terminato questo ciclo, inizia la Via Crucis (a Vija Cruce).

E, sempre, in questo periodo, si usa fare la pulizia completa delle case; ovvero: togliere la fuliggine (fé a felinje), mettere da parte (eventualmente, buttarli) gli oggetti vecchi e, soprattutto, dare la calce ai muri, dentro e fuori le abitazioni (ce mbjangheje).
Quest’ ultima consuetudine è di rilevante importanza, ai fini ignienico-sanitari, in quanto la calce è un disinfettante, specie con l’approssimarsi della calura estiva, da noi incipiente.

Domenica delle Palme
Nella Domenica delle Palme è, per antico uso, lo scambio del ramoscello di ulivo (a palme), in ricordo dell’ingresso di Gesù in Gerusalemme, accolto dalla gente festante e che reca in mano ramoscelli di ulivo.
La “palma” viene scambiata in segno di pace (ce fé a péce) e, così, ogni rancore, ogni offesa, vengono dimenticati…
Anticamente, a Manfredonia, veniva fatta la processione delle Palme e in quella occasione l’arcivescovo, il clero ed il popolo si recavano dalla Cattedrale ad una porta della città, presso il castello e, ivi, sopra un muro, si inchiodavano crocette di legno.
Quella porta veniva chiamata, appunto, la “Porta delle Palme”.

Lo Spinelli, in merito, scrive: “…a causa della pestilenza, si usò prolungare la processione delle palme fino a porta montanara, ove sorgeva una cololma di marmo portante l’arcangelo Michele.., forse simile a quella ancora esistente a Monte S.Angelo fatta erigere dall’ arcivescovo Puccinelli per lo scampato pericolo della pestilenza. In quella occasione il portento fu nel portare dei sassolini della grotta dell’ Arcangelo…

Presso la porta montanara si posava un ramo delle palme benedette, per invocarne protezione, per cui quella porta fu chiamata Porta delle Dalme …che così rimase, tanto da dimenticarsi l’ antico nome…, ed infatti sulla facciata venne fatto scrivere: “Porta delle Palme”. L’iscrizione, aggiunge lo Spinelli, venne tolta ed incastonata nella torre dell’Avanzata (o dell’Annunziata) del Castello.

E l’uso di indicare con un segno di croce pietre, confini, muri esterni delle abitazione
si riscontra sin dal sec. XII, quando, in un documento del 1180 si rileva: signus crucis signatum in lapide fabricatum in pariete.

Sempre nella Domenica delle Palme, le nuore si recano dalle suocere, a portare la “palma“, e, queste ultime, provvedono a fare loro un regalo che consiste, per lo più, in un oggetto d’oro.
I bambini, a loro volta, usano recitare i versi: Questa è la palma e facciamo la pace/non è tempo di stare in guerra/ sono li Turchi e fanno la pace,/ questa è la Dalma e dammi un bacio.
Gli agricoltori, dalle condizioni atmosferiche di questo giorno, traggono gli auspici per il raccolto del grano, a seconda che piova o meno : Palma nbosse: grènja grosse (“Palma” bagnata, spiga grossa).

I Sepolcri
Il Giovedì Santo si preparano i Sepolcri (i Sebbuleche), sia nelle chiese, sia nelle abitazioni private.
Nelle chiese viene esposto il Santissimo Sacramento
(u Sacramènde), sull’altare laterale, ornato di fiori e, in modo particolare, di germogli di grano, ceci, cicerchie macerate, ecc…(Giardino di Adone), preparati in acqua, alcuni giorni prima e, poi, messi nei piatti.
Fino a pochi anni fa, nelle chiese, si usava coprire, con panni neri, tutti i santi sugli altari e nelle edicole.
Nelle abitazioni private, i Sepolcri si preparano esponendo figure in cartapesta che rappresentano: l’ Addolorata, trafitta de sette spade, il Cristo nel Sepolcro, il Cristo legato alla colonna (Criste a lla chelonne), il Cristo legato, con in mano una canna (Criste a lla cannucce), gli strumenti del martirio, ecc…

Le campane smettono di suonare (só attacchéte) e le funzioni religiose vengono annunciate, strada per strada, con un arnese di legno, dalle rondelle di stagnola fissate con lunghi chiodi (a trozzele).

La sera e la notte del Giovedì Santo le funzioni raggiungono la massima partecipazione emotiva.
Uomini e donne, di qualunque età e ceto sociale, si recano di chiesa in chiesa a “fare” (cioè: visitare) i “Sepolcri” e dire le orazioni.
La notte, poi, si fa la veglia a Gesù morto, nelle chiese e si cantano le “laude” della Passione di Cristo.
U Venardì a Sande, ll’allorgia Sande (le ore sante), i lamènde
(i lamenti di Maria).
Nel passato questi canti venivano espressi, in coro, nelle strade ed in corteo.

I falò
Sempre la notte del Giovedì Santo, si usa accendere i falò (i fanoje) davanti alle chiese, per poi prendervi tizzoni accesi e fare il fuoco santo dei riti sacri.
Di questi tizzoni se ne prende qualcuno da porre nel Turibolo; poi si mette l’incenso per benedire il fuoco stesso del falò.
E dal medesimo falò si prende il fuoco per accendere il Cero sacro per le funzioni in chiesa.

Alcuni preti usano benedire preventivamente il falò, ma questo rito va scoparendo o, comunque, viene effettuato con molta circospezione, poichè è convinzione abbastanza radicata nel popolo che, in questa notte, le megere (i mascejéle) e le anime indemoniate sono libere di fare come meglio credono le loro cattiverie, proprio per l’ assenza di Cristo e della Chiesa.
Ed è in questa notte che le anime “prave” danno sfogo ai loro riti, ai loro preparati e ai loro intrugli, e specie con l’utilizzo del falò. In questi esse lasciano bmciare ossa di morti, che poi vengono sfarinate e collocate negli intrugli (i fatture).

Altra credenza inveterata si riferisce alle nascite; chi nasce nella notte tra il Giovedì ed il Venerdì Santo avrà un brutto destino, potrebbe divenire “lupo mannaro” (bbummenére).

Processione del Venerdì Santo
Questa processione, a Manfredonia, un tempo, era molto celebre.
Lo Spinelli riferisce: “Nella nostra moderna Siponto ammirevole Processione facevasi nella notte del Venerdì Santo, ed era tale per la gran divozione, che ne avevano i Sipontini, percui si faceva grandissimo consumo di Cera, e concorrevano ad ammirarla da ogni luogo della nostra Provincia.

Oggi per mantenersi tal divozione, non si tralascia di farsi la mattina del Venerdì Santo dopo terminata nel Duomo tutta la Funzione, ma non ha più quel vanto la Processione, perchè non comparisce di giorno, come si ammirava celebrandosi di notte per le illuminazioni che sifacevano”

La Pasqua
Alla mezzanotte del Sabato Santo, con la resurrezione di Cristo e lo scampanìo delle campane, si usa “cacciare il demonio” dalla casa con un bastone, battendo tutti gli oggetti dell’arredamento e, nello stesso tempo, si buttano via le cose vecchie o obsolete, messe già prima da parte.

I bambini, poi, con lunghe teorie di recipienti di latta
(i stagnole), legati ad una corda, usano percorrere le strade della città, con gran fracasso, colpendo di tutto con le aste di legno che recano in mano.

Le abitudini gastronomiche
Negli ultimi tre giorni della Settimana Santa si usa fare il digiuno, mentre per la Domenica di Pasqua si preparano i relativi dolciumi: le ciambelle (i skarejèlle), i taralli impastati con farina e tuorlo d’uova, conditi con l’allume e zucchero oberati (glassa) (i taralle pe ll’ove ngeleppéte).

Nella mattina, ben presto, della Pasqua si usa consumare il tipico mstico sipontino: “la farrata”, e sarà l’ultima sua apparizione.
Per il pasto vero e proprio la tradizione viene opportunamente rispettata, specie nel secondo piatto.
Questo consiste in uno spezzatino di agnello, condito con verdura di campo cotta (i cardungille o con piselli e uova.
Si usa preparare anche u bbeneditte ,(il “Benedetto “), con salumi affettati, caciocavallo e uova sode.

Le gite fuori porta
Il periodo pasquale, con la primavera incipiente o in pieno rigoglìo, termina con le scampagnate fuori porta, nel “Lunedì dell’Angelo” e nella “Domenica in Albis“.
Le mete preferite sono il sagrato della Basilica di S.Maria di Siponto, il Lunedì, e la chiesetta della Pace, la Domenica successiva.

Qui si va già di mattina a cantare, ballare e giocare.
Il pasto, abitualmente, viene consumato all’aperto e consiste di “arrecanate” (i rejanete di patate, affettate, e seppie ripiene, oppure parti di agnello: spalla, coscia, involtini di interiora (turcenille), testine, ecc…
Il tutto in un tegame e cotto in forno a legna.

Presso la Chiesetta della Pace vi è un affesco, raffigurante la Madre di Dio, con l’epigrafe:
+Hoc. opus. fieri. fecit./ Magister. Antonius./ De La Viola. de Civitatel Andrie.
Anno D. MCCCCIII/ Ista. Ecclesia. vocatus.Sancta M. Pacis.

Il che dimostra l’antichità della tradizione della stessa chiesa e, nello stesso tempo, l’ inveterata tradizione della sua “visitazione”

testo : Archivio storico Sipontino – Pasquale Ognissanti







Ultimi commenti

RSS