Nei paesi del Mediterraneo i riti del Carnevale hanno specifica origine agricola e risalgono a credenze e a culti antichi, come i Saturnali ed i Baccanali.

Questi furono introdotti a Roma tramite la Magna Crecia e venivano celebrati prima tre volte l’anno e di giorno, poi cinque volte al mese e di notte; essi si svolgevano nello stesso periodo invernale dell’odierno Carnevale.
Furono soggetti ad inquisizione e vennero soppressi nel 180 a.C. su iniziativa del console Postumio Albino con l’emanazione del “Senatus Consultum de Baccanalibus”, era prevista anche la pena di morte.
Il divieto, il primo di ordine religioso in Roma, trovň numerose resistenze, specialmente nell’ltalia meridionale, dove il culto di Bacco, o di Dionisio, continuň a lungo.


Che ci fossero dei culti dionisiaci a Siponto non è ancora storicamente accertato, comunque la tradizione vuole che Siponto e Baia (sul golfo di Napoli) ne fossero i centri di maggiore diffusione.
Di certo vi è un busto di donna, presso l’ Antiquarium comunale di Manfredonia, la cosiddetta “Baccante“, rinvenuta negli scavi di Fontanarosa (1895), assieme a sepolcreti e resti di mosaici.
Il busto, di fattezze greche, presenta una caratteristica acconciatura dei capelli ed un notevole atteggiamento sensuale delle labbra.

Non è da trascurare, poi, che sulle “stele daunie” sono raffigurate molte scene rituali che potrebbero pur far pensare a dei baccanali.

Molto verosimilmente, con la venuta del vescovo Lorenzo a Siponto, il culto dionisiaco è stato spazzato via, cosě come quello per il Calcante, il cui antro sul Gargano secondo alcuni, ha ospitato poi il culto per l’arcangelo Michele.

Un riferimento indiretto sul Carnevale sipontino è possibile rilevare dagli atti dal Sinodo Provinciale Sipontino, tenuto dal cardinale arcivescovo Tolomeo Callio nel 1567, che dettano norme di comportamento per i chierici, i quali:“… Larvati non incidant (non camminino mascherati).
Choreis, fabulis, comaedijs, alijsuè profanis spectaculis, aut venationibus, … non intersint.” (alle danze, agli spettacoli, alle commedie o a qualsiasi spettacolo profano … non intervengano).

Per il Sarnelli, nel 1680, la rovina di Siponto è dovuta ai costumi peccaminosi dei sipontini: “… Il tempo fu di Quaresima, speso da scioperati peggio di quello del Carnevale, a peccati, vanitŕ, pompe, e lussi di canti, e danze”.
Come allerma l’istesso Imperatore Federico,fra’ cui motti si trova scritto:
“Ad cantum promtum subsaltat molle Sipontum
Cemite quassatum. Ob quam plorat turbine stratum”.

Questi riferimenti dimostrano come nei secoli XVI e XVII a Manfredonia fosse viva la tradizione del Carnevale.

Tradizione che continua anche per i secoli successivi se padre Michelangelo Manicone nel 1806, scrive:
“… Le vaghe e spiritose donzelle appule, precise le manfredonianie (sic!), amano la danza, e ballano mirabilmente la vivace e motivata Tarantella: ma ballano per passatempo, e non perchè il caldo le rende Baccanti”.

“Ritiratezza, onestŕ e modestia e discreta libertŕ” - aggiunge padre Manicone - ecco la divisa delle donne appule”.

Il primo riferimento specifico sul Carnevale Sipontino si riscontra in una lettera di Gian Tommaso Giordani a padre Maria Fania da Rignano, datata il 1839:
“La miseria è vero che regna qui forse peggio che altrove, ciň nonostante il nostro carnevale è stato animato piů di quello che ti han dato a credere”.

Il Primicerio D. Raffaele del Vecchio, ed il Comandante di Piazza han ricevuto maschere per tutto il carnevale: la Casa mia ne’ primi giorni ha ricevuto solo qualchěe amico: ma poi negli ultimi tre è stata aperta a tutti.
Nell’ultimo giorno quaranta persone pulite lecem una mascherata cosě bella e dilettevole, che tutte le altre maschere si ritirarono, e l’intera popolazione andň loro appresso, restando le strade quasi vuote. Queste sotto il nostro balcone ci onorarono de’ loro balli, scherzi e musica per qualche tempo, e poi passarono avanti. Vedete dunque che lo spirito Sipontino non è cosě morto come credete”.

Una testimonianza del Carnevale dei primi anni del 1900 ci viene da Matteo Carpano, il quale, tra l’altro, scrive:
“… Il terzo giorno perň le maschere evitavano il tratto di Corso Manfredi compreso tra via dell’Arcivescovado e via Campanile (allora sede dell’accorsato Caffè Capurso, perchè su di essi si svolgeva il tiro dei limoni e delle arance malandate e dei cartocci di terra bianca, rossa e gialla …”

Dopo la Grande Guerra le veglie danzanti si tengono, oltre che nelle “socie”, presso il teatro “Eden”; ed è il periodo in cui il “ballo per casa” diventa veramente un rito.
E giŕ nel periodo fascista si attrezzano i carri allegorici; addobbati con foglie e fiori, tirati da cavalli coperti di nappe e bordure varie.

Ma … “Che avviene … in questi giorni nelle sale da ballo ?

“Giovanetti rabbiosi, ragazze frenetiche non sanno rinunciare al turpe divertimento del ballo.
Passioni roventi si sviluppano e ardono, affetti pravi che iniziano; mode turpi, nudismo, che si usano;
abbracciamenti disonesti che si fanno; peccati che si consumano nel bollore della danza e negli agitati ritrovi notturni; tresche che si svolgono; onore che spesso si perde; malizie che s’imparano” , ammonisce, nel 1938, il mensile dell’ Archidiocesi sipontina “Vita Cattolica”.

Nel secondo dopo guerra il Carnevale esplode rinvigorito; c’è il desiderio di dimenticare, e presto.
Un'immagine del Carnevale di Manfredonia 1963
Il Carnevale 1963 (il presentatore è Enzo Tortora)

Inizia una nuova epoca: dalle manifestazioni spontanee di gruppi o di coppie di maschere si arriva al “Carnevale Dauno”.
La prima edizione nel 1954; si svolge a Foggia, nel teatro “Giordano”, e si riferisce al solo “Veglioncino dei bambini”; a Manfredonia, invece, giŕ agli inizi degli anni ‘50, sulla scorta delle feste goliardiche, si impostano i primi carri in cartapesta.

testo - Archivio Storico Sipontino, Pasquale Ognissanti
foto Carnevale 1963 : C.Losciale


12 Risposte a “I precedenti storici del Carnevale di Manfredonia”  

  1. 1 SabriS

    Bellissimo articolo!

  2. 2 Maria

    Cari amici del Carnevale Storico di Manfredonia,

    apprezzo moltissimo queste notizie che, per la maggior parte, so gia`, ma e` altrettanto vero che qui in Germania la tradizione del Carnevale e` anche molto sentita, tanto e` vero che tale periodo viene definito “la quinta stagione”, ovvero un tampo in cui si puo` dire e fare tutto quello che si vuole.
    Certamente i Tedeschi amano ubriacarsi, perche´ anche questo fa parte degli usi e costumi di un popolo, come quello nordico, in cui il sole non c´e` mai….
    Il Carnevale di Colonia e` uno dei piu` importanti della Repubblica Federale Tedesca: si apre il giorno 11 Novembre di ogni anno e si elegge il Principe e la Principessa del Carnevale.
    Esso rappresenta la quint´essenza del divertimento allo stato puro: voi non avete lontanamente idea di quello che succede nelle birrerie il giorno di “Rosenmontag” (il lunedi delle rose)….ve lo posso solo far immaginare.
    Il grido e`:…”HELAU”!…che corrisponde al nostro “EVVIVA”, etc. etc. etc.

    TUTTO IL MONDO E´ PAESE.
    Ciao da Maria Panza, Duisburg.

  3. 3 il manfredoniano

    Che bello Maria questo scambio e confronto di tradizioni.
    Domani pubblicheremo un altro articolo dal titolo: Lo spirito del carnevale di Manfredonia.

    E’ davvero molto interessante e suggestivo….torna a trovarci ! ;)

  4. 4 Manbrdonje

    “i Tedeschi amano ubriacarsi”
    http://www.viaggio-in-germania.de/ubriac.html

  5. 5 twee

    ciao ragazzi,ho letto questo interessante articolo sul nostro carnevale perchè in realtĂ  cercavo su google notizie sulla maschera ufficiale del carnevale dauno.mi hanno detto che c’è n’è un’altra oltre al nostro amato “ze peppe”..se avrete notizie mi farete sapere,per favore?grazie in anticipo :wink:

  6. 6 Apple

    La maschera tipica del carnevale dauno,
    quindi quella ufficiale di Manfredonia,
    dovrebbe essere il pagliaccio…
    non inteso come clown(quello che si vede in genere al circo).
    Guarda queste foto
    http://www.carnevaledauno.it/2008/meraviglie/3circ/index.htm
    I bambini attaccato al grande colletto arricciato hanno un cappuccio che però non indossano.
    Purtroppo gli hanno fatto indossare cappelli che nulla hanno a che fare con la maschera tipica.
    Per attenersi all’originale bisogna dire che,
    l’abito era per metĂ (in verticale)di un colore e per metĂ  di un’altro e,
    la testa coperta con un cappuccio,con attaccata la mantellina(colletto)confezionato con del raso nero…

    TONINOOOO,Help me :!: :!: :!:
    Non hai qualche foto che illustri la nostra maschera :?: :?:

  7. 7 Apple

    Dimenticavo…
    non poteva mancare anche la mascherina nera sugli occhi e il manganello (di plastica)in mano…

  8. 8 Mambrdonje

    Ho trovato questa foto un po’ vecchia e rovinata, sono io in Germania negl’anni 70/80.
    http://picasaweb.google.com/Mambrdonje/MeinAlbum/photo#5162532695679398498

    :oops: :oops: :oops: :oops: :oops:

  9. 9 Apple

    :razz: :razz: :razz:
    Ma quand sj bell!!!!
    :razz: :razz: :razz:

  10. 10 Apple

    :wink:
    In effetti ,caro Mambrdonje,il pagliaccio che indossavi dovrebbe essere la maschera ufficiale di Manfredonia.

    Un pò(?) di tempo fa i giovani Manfredoniani amavano scorazzare in gruppi proprio vestiti così,
    fare il ballo per casa …

    Da quel che mi raccontava mia madre,però,
    c’era chi approfittava proprio del fatto che così mascherato e quindi difficilmente riconoscibile,
    si toglieva,per così dire dei sassolini dalle scarpe e
    “frecava di mazzate”qualcuno che gli stava antipatico
    o che gli aveva fatto un torto.
    Anche le donne stesse giravano accompagnate per
    timore di qualche agguato”amoroso”. :eek:

  11. 11 Mambrdonje

    Apple, il pagliaggio era la maschera ufficiale, poi iniziarono a fare il funerale a “Carnevale” usando un fantoccio di paglia e qui pian piano la scomparsa della figura del pagliaccio, il fantoccio divenne Zè pèppe, poi lo fecero diventare un ubriacone, ed alla fine gli “crearono” anche la moglie “Siponta”, ma questa è un usanza dei tempi moderni, come dal carnevale di Manfredonia si è trasformato in, il carnevale Dauno e se non erro all’inizio tra gl’anni 50/60 esistevano due nomi, Zè pèppe e zje Francìsche, ma qui abesso serve l’aiuto di Don Tonino il nonnino. :lol:

  12. 12 Apple

    Don Tonino chissĂ  quando si farĂ  sentire :!: :?: :!:
    C’ starĂ  facenn na panz d’ farret cod f’tend…
    :mrgreen: :mrgreen: :mrgreen: :mrgreen: :mrgreen:

Lascia una risposta