I giochi giocati a Manfredonia
Pubblicato il 18 Dicembre, 2006 in Cultura, Lezioni di dialettoA cura di Tonino Racioppa
Quando non c’era la televisione, né tantomeno la Play-station, la fantasia dei bambini di allora sicuramente aveva più inventiva di quella dei bambini di adesso, senza nulla togliere alla meravigliosa facilità di apprendimento dovuta all’età, indipendentemente dall’epoca in cui li vogliamo collocare.
Fine del preambolo serio e palloso. Ora parlo dei giochi giocati prevalentemente per strada, perché in casa - in famiglie generalmente numerose - non c’era spazio se non per mangiare, dormire e fare i compiti.
Senza ausilio di giocattoli
A jüne alla lüne
Au tréve lunghe
A salta-ngùdde (’ngùlle)
Au ciócce (o scarica-varrïle, o pàgghje-o-fìrre?)
A Varvarèlle (San Pi’ ho rerïte)
A cinquandüne trombóne (Nascondino)
Alla mucciacöne (Moscacieca)
A chi te pòngeche?- L’épe - Va trùve a chi ca jì stéte!
Au zuppe fracchjaccöne (Il sorteggiato doveva rincorrere gli altri saltellando su un solo piede: quello che veniva raggiunto, andava “sotto” e a sua volta, era obbligato lui a prendere gli altri.
Con l’uso di vari oggetti
Au puntelìcchje = Mazza e pizzo, mazzavüne,
Alla pàlle de pèzze = Lancio con mano fra doppia coppia.
A trebelé (alla palle de gòmme)ingl. dribbling
Au sceriffe (pistole di legno che lanciavano elastici ricavati da camera d’aria di bicicletta)
Ai frècce (arco e freccia ricavati da bacchette di ombrelli rotti)
Au scariche de pröte (pericolosissimo)
Ai càrte (alla brişkele, allo scöpe, a sètte e mizze p’i tìppe)
Alla venghe (p’u salva-tacche, tacco di gomma)
Ai pallòcce (biglie di vetro)
A tippe-tàppe-abbàsce (bottoni, o noccioli di albicocca da lanciare in buca)
A sotta-müre (ai bottoni)
Ai stagnarìlle (coperchi di latta o sotto-lumini di alluminio, pestati da una pietra tondeggiante)
Au ruzzìlle = cerchio
Au córle = trottola di legno
Alla cumöte = cometa, aquilone, in assenza si nastro scotch si usava la colla di farina rubata a mamma: un cucchiaio di farina e un cucchiaio di acqua.
Allu şkattille = Con il fango si plasmavano delle piccole tazze che si sbattevano sul marciapiede con i bordi in giù: l’aria inglobata, per l’urto, faceva sculacchiare il fondo con un piccolo botto (’u şkattille). L’avversario doveva togliere un pezzo del suo impasto, fare una pezza, e chiudere la lacerazione provocata dallo schiatto. Vinceva chi faceva ridurre il fango in mano al rivale.
A Calóccje = Molto creativo: dopo che il fango si era esaurito nel rattoppare l’impasto dell’avversario, si modellava insieme(sputacchiando per ammorbidire la pasta…!) una piccola bara, con tanto di morto dentro, evidentemente maschio e ….anche da morto ben dotato, si chiudeva con un coperchio di fango e si andava a sotterrare cantando la marcia funebre: “Tàa-tazzùmm, ta-zzùm, ta-zzùmm, jì mùrte Calóccje! ta-zzùm, ta-zzùmm…” Si prestava bene per questi giochi il fango di “terra rossa” (bauxite) perché era plastico e consentiva un modellamento del pupo quasi come l’argilla (introvabile al rione Monticchio).
Alla furcenèlle = Fionda a elastici
Au manopàtte = Il monopattino di legno, con le ruote di cuscinetti a sfera scartati dai meccanici perché logori, rigorosamente costruito con le nostre mani.
Au cucenille = Era un “gioco” da femminucce, da cui erano rigorosamente esclusi i maschietti rompiscatole. Si cuocevano dei piccoli pranzetti: ognuna portava qualcosa da casa sua (chi un uovo, chi un po’ di olio, chi un po’ di formaggio grattugiato, che un po’ di pasta)
Alla püpe = la bambola era brutta, di cartapesta o di pezze vecchie (come la nostra “palle de pèzze”). Non so cosa ci trovassero di divertente in esse le bambine!
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Aggiungo:
- mamma cavalle (dovrebbe essere simile au ciocce)
- fumire: qui non riesco ad immaginare l’etimologia del nome! Per farlo capire ai piu’ giovani, e’ del tutto simile allo squash, solo che si gioca con le mani e con il pallone da calcio.
- sckoppe: “acchiapperella” (da cui il modo di dire: “t’e’ sckuppete!”). Tra l’altro, sckoppe e’ anche il nome di Siponto.
- masckule e femmene: gioco che andava fatto con le figurine dei Calciatori. Si gioca in due; ognuno dei due giocatori ha un mucchietto di figurine. Si scoprono a turno. Quando la serie di due calciatori consecutivi coincide (serie a, b o c) il mucchietto appartiene a chi ha scoperto l’ultima figurina.
Avete dimenticato “i caccianòzzele”? E’ un gioco che mi hanno raccontato i miei in cui si usavano i noccioli delle albicocche essiccate.
I caccianozzele fanno il paio con “i cinghe prete”…
:)))
“Palla 51″:E’ simile al nascondino.La palla è scaraventata a lunga distanza con un calcio da uno dei partecipanti al gioco,colui che va sotto deve recuperare la palla nel più breve tempo possibile,riportarla nel punto di partenza,e poi deve cominciare a cercare gli altri partecipanti,che nel frattempo si saranno nascosti.Se colui che va sotto individua una persona nascosta deve correre nel più breve tempo possibile nel punto in cui è situata la palla,dire il nome di colui che è stato individuato e battere 3 volte la palla per terra.Colui che va sotto deve stare attento a non allontanarsi troppo dal punto in cui è situata la palla,perchè colui che è stato individuato potrebbe arrivare sulla palla prima di lui ,scaraventarla con un altro calcio e rimettere in gioco tutti i concorrenti precedentemente scovati.
Al prossimo giro se saranno stati individuati tutti,andrà sotto il primo che è stato individuato,e la palla iniziale verrà calciata dall’ultimo individuato.
“Sett pròt”:Si forma una pila composta da sette pietre piatte.Colui che va sotto si posiziona dietro la pila di pietre.Gli altri partecipanti al gioco a turno dovranno cercare di far cadere la pila di pietre con la palla.Dal momento in cui la pila viene fatta cadere da uno dei partecipanti,colui che va sotto deve recuperare nel più breve tempo possibile la palla,e cercare di colpire uno ad uno gli altri partecipanti con la palla.
Nel frattempo tutti gli altri partecipanti dovranno cercare di evitare di farsi colpire,e cercare di riformare la pila.Se uno viene colpito non può più riformare la pila.Il primo colpito,qualora la pila non dovesse essere ricostituita,dovrà andare sotto.
Se la pila viene ricostituita colui che era sotto dovrà andare di nuovo sotto.L’ordine in cui si è colpiti è molto importante.Nel prossimo turno il primo colpito va sotto,e tutti gli altri,nell’ordine in cui sono stati colpiti,dovranno,nell’unico tentativo a disposizione,cercare di far cadere la pila.
Se la pila non dovesse cadere,andrà sotto il secondo colpito nel turno precedente,e cioè il primo che ha cercato di far cadere la pila.
Davvero interessante…
Aggiungerei “i quattro pizzicantoni” e “fumino”…
Li conoscete?
“Fumino”:Si compie la conta,che stabilisce l’ordine in cui i partecipanti dovranno colpire la palla.La palla può essere colpita con qualsiasi parte del corpo(testa,mano,piede ecc..).L’importante è colpire la palla in modo che tocchi prima la terra e poi rimbalzando il muro difronte.Talvolta il colpo può colpire la terra e il muro contemporaneamente,tale tiro è da ritenersi valido,e prende il nome di mezzaluna.Se la palla rimbalza per più di una volta sulla terra,dopo aver toccato il muro,il concorrente a cui spetterebbe il tiro successivo perde,infatti il concorrente a cui spetta il tiro pùò colpire la palla dopo che essa abbia rimbalzato una volta sul muro,o al massimo una volta sul muro e una volta sulla terra.Ogni concorrente ha due possibilità di errore,al primo errore è ferito,al secondo è moribondo,al terzo è morto,ogni qualvolta qualcuno perde una possibilità si ricomincia il giro dal primo.Il gioco va avanti per eliminazione fino a che rimane un solo vincitore.Al prossimo turno i concorrenti seguirranno l’ordine di tiro stabilito dall’ordine di arrivo della partita precedente.Se un concorrente colpisce la palla e questa finisce su un avversario anzichè sulla terra e poi sul muro,l’avversario colpito perde una possibilità di errore.Tale strategia viene utilizzata spesso dai giocatori più bravi per eliminare gli avversari.
Jatton e GC, il vostro “fumino” e’ in realta’ il “fumire” che avevo descritto nel mio commento!
Ciao Francio,scusami ma io quando ero piccolo,con i miei amici giocavo a fumìno,qualche mio amico lo chiamava fumìro,e qualcuno altro fumìr.
Per me e per buona parte dei miei amici fumìr,suonava un po strano,visto che il significato più comune di fumìr è il letame,comunque a volte anche tra un quartiere e l’altro c’erano delle discordanze nei termini.Sarebbe bello conoscere l’etimologia del termine…Ah dimenticavo,il miglior pallone per giocare a fumìno, fumìr o fumìro che dir si voglia è il Super Santos(Rimbalza parecchio e non ti fai male ai polsi).
Ho preparato a parte un elenco di parole manfredoniane di derivazione straniera.
“Fumìre” deriva dal francese “fumier” che significa: concime organico.
Il gioco ai miei tempi non era conosciuto.
Ciao
Tonino 1939
A proposito del gioco dei quattro cantoni, mi viene a mente che prima di iniziare, il capo banda faceva una specie di sorteggio per stabilire chi doveva andare “sotto”, e cercare di conquistare il cantone mentre gli altri se lo scambiavano.
Dunque, costui si metteva al centro del crocevia, con un braccio sollevato e la mano piegata in modo che il palmo fosse rivolto verso terra. Gli altri quattro con l’indice toccavano il palmo della sua mano. Allora si cantava insieme questa specie di filastrocca, al termine della quale ognuno lasciava la “lampe” e cercava di raggiungere velocemente uno dei quattro cantoni. Chiaramente i concorrenti erano cinque e gli angoli quattro: uno restava necessariamente “fuori” e perciò andava “sotto”.
Il canto, più o meno come “giro-giro-tondo” diceva:
“Alla lampe, alla lampe,
e chi möre, e chi campe,
e chi campe alla furcïne
zia monache Cappuccïne!” (giusto per la rima…)
Chi se lo ricorda?
Tonino 1939
mia madre suggerisce “TUTIL” : gruppo di ragazzi di cui uno doveva rincorrere tutti gli altri e doveva cercare di toccarne uno e gridare TUTIL; a quel punto al ragazzo acciuffato toccava rincorrere gli altri.
A ZOCHE: gioco di resistenza con la corda e mentre si
saltava si diceva come una filastrocca: MELA ARANCIA LIMONE E CASTAGNA in continuazione.
“A CARIOL” : gioco di maschi
“A LINJEA BIANG”: bisognava correre sulle linee bianche della pavimentazione di piazza Duomo e stare attenti a non uscire da quelle linee.
“CINQUANTUNO TROMBONE”: praticamente nascondino, il bambino che “andava sotto” contava fino a 51 mentre gli altri si nascondevano nei posti più impensabili. uno dei bambini nascosti poteva decidere di salvare tutti correndo verso la postazione di partenza gridando “51 trombone salvatutte”.
@ GRATIA, “A LINJEA BIANG” noi la giocavamo così; la fontana Piscitelli era la zona X dove aspettava chi veniva preso, e le strisce bianche erano le vie da percorrere, se qualcuno metteva anche un piede fuori era squalificato, e si cercava di catturare gl’altri (si giocava in gruppo) uno o due persone restavano di guardia ed il resto erano i cacciatori, ma le guardie dovevano stare attenti a non farsi sorprendere dai fuggitivi che giravano intorno alla fontana, perche se qualcuno riusciva a toccare un prigioniero questo veniva così liberato, ed il gioco continuava finche tutti erano stati catturati.
Si cercava con “strategia” di accerchiare qualcuno sulla striscia, in modo che non poteva andare più né avanti o indietro, ma qualche volta c’era qualcuno capace di saltare da una striscia all’altra riuscendo così a fuggire.
Dimenticavo, anche l’isola (la fontana) aveva intorno a sé il pavimento in bianco e nero, ed anche in questo punto non si poteva toccare il nero.
Spesso si cercava di spingere l’avversario sul nero cosi “moriva” e non poteva più essere liberato!
Altro che giochi di guerra al PC! (Questi erano i tempi tra il 1950/60) Un saluto a tutti Umberto.
Per Gratia.
“Tutil”, o meglio “t’u tine” (= te lo tieni!) era il colpetto, la toccatina che trasferiva all’avversario la condanna ad andare “sotto” e perciò diventare inseguitore.
Ciao, e benvenuta nel club dei giocherelloni.
Tonino1939
Ciao Tonino, ti ricordi di;
Vàrvire, vàrvire,
quanda vàrve ha fatte a jire?
N’à fatte vinditrè?
June, duje e treje!
Grazie per le delucidazioni e per avermi fatto entrare nel club. Vi auguro un buon anno
–> grazia: Benvenuta!
–> Manbredonje: per noi trentenni-quarantenni, le linee bianche si sono sempre unite verso la statua di papa giovanni XXIII!
–> Tonino: sei uno spettacolo! Hai finalmente fatto chiarezza sull’etimologia del termine “Tuti’” che ho utilizzato per tutta l’infanzia! Mi sono sempre chiesto perche’ dovevo dire “Tuti’” quando toccavo la schiena di chi andava sotto…
Buon anno a tutti!
bellissima la cantilena, Umberto !
Altri giochi: saltancudd’ chiamato anche “ai pedoni”.a “stampet’ ”
Ciao
AGGIUNGEREI :ALLA MOLL (occorrevano spezzoni di elastici di vecchi mutandoni della nonna);
1-2-3 STELLA;
TOCCO FERRO;
l’NDOVINELLO:IUN DUIE E TRE CHE FIT O FATT U RE’E PECCHE’?
PASTE E CICERE;
A completamento dei giochi, mi è venuto in mente quello del “letto”.
Due bambine, schiena contro schiena, si agganciavano con gli avambracci. Una si piegava in avanti sollevando l’altra reggendola sulla schiena.
Iniziava un colloquio molto serrato:
-Cummé!
-Oh? oppure Gnò? (=signora?)
-Ha fatte ‘u litte?
-Sì
-Accume l’ha fatte?
-P’a furcelle!
-Lass’a mme e pigghje a tte!
A questo segnale, si scambiavano i ruoli, e cominciava il dialogo…fino a quando si stancavano e cambiavano gioco.
chi si ricorda di spacca curl (io ero un mago in questo gioco)
a veng
a linea bianca
u fumir
una domanda per tutti quanta pallot valov nu ciallutton amrchen?