A cura di Tonino Racioppa

Vàtte fé ‘na pompe! = Era un’esortazione rivolta ad un interlocutore importuno per sollecitarlo ad avere cura della sua persona, cioè ad andare a farsi una ricca peretta ( un clistere), a vantaggio della sua salute…..
Praticamente valeva l’espressione volgare: “vaffan****”
Anche quest’espressione non viene più usata. Meno male, perché al giorno d’oggi, andare a farsi una “peretta-pera” e una “pompa-pompino” hanno assunto un altro significato!

Luàrece quàtte chjöche = Levarsi quattro pieghe. Mangiare tanta roba buona fino a rimpinzarsi… Quando si è digiuni cronici, la pancia si affloscia su se stessa formando delle pieghe, come fa un sacco vuoto quando è appoggiato al pavimento. Avendo mangiato così tanto si sono tolte le “pieghe” della pancia, che ora appare gonfia e ben tesa. L’espressione si usa ancora oggi, ma solo scherzosamente, perché il cibo non riveste l’impellenza di una volta: oggi siamo tutti a dieta!

Cucchjìiiiiiire = Doveva essere una chiosa, un commento, una disapprovazione verso un gesto o un’azione di qlcn, facendola sembrare un richiamo al cocchiere delle carrozzelle pubbliche (vi ricordate Mecheljne?), come per dire “dàlle addröte ca stanne i uagnüne”. Per esempio se una coppietta faceva in pubblico “i cìcere a’mmulle” poteva tranquillamente aspettarsi un bel “cucchjìiiiiiiiiire” da chiunque li vedeva.

Fé ‘i cìcere a’mmulle = Fare i ceci in ammollo.Sono le manifestazioni dell’amore nascente tra una coppia di ragazzi molto giovani: ossia parlare fitto-fitto, testa a testa, sguardi intensi, sorrisi, smancerie, coccole, bacetti rubati e finta reazione di lei, con finte manate sulla testa sulla testa di lui, ecc. ecc..

Te vogghje avì pròpete crèdete = Voglio proprio crederti! Negli anni ’30 la famiglia Indiscià – di cui tutti i componenti sapevano suonare strumenti a corda - aveva avviato una scuola di ballo, ovviamente per soli uomini perché a quell’epoca le donne non potevano frequentare neppure i caffè perché disdicevole (figurarsi una scuola di ballo!) Una sera un tizio senza soldi in tasca chiese: “Zi’Luigge, na bella mazzócche, sune mo’, ca po’ te péje!” e lui rispose prontamente, a tempo di musica: “Te vogghje avi’ propete crèdete!” fra le risate degli astanti.
Non si sa se poi l’ha suonata la mazurca….
Questo modo di dire è rimasto nella fantasia popolare come ritornello da ripetere a qlcn che promette qualcosa che sicuramente non verrà mantenuta.


17 Risposte a “Sorridiamo sui modi di dire locali - 2a parte”  

  1. 1 JATTòN

    Ciao Tonino,volevo ringraziarti per le delucidazioni avute nella lezione di dialetto n.10.

    Mia madre dice:
    “Vàtte fé ‘na pompe d’àque e zòccr”.
    Col medesimo significato volevo ricordare un’altro modo di dire:
    “Va chèc ai scél e jìnghjèt i cavzétt chiòn chiòn”.
    I Sciali sono una zona all’estrema periferia sud di Siponto,è una zona un po paludosa e ricca di zanzare,non doveva essere una bella esperienza fare i propri bisogni da quelle parti.

    Vorrei ricordare il termine che viene detto quando si ha molta fame:
    “A qua abbàtt a fianghett”.

    E inoltre vorrei ricordare il termine gia usato da qualche conterraneo nelle prime lezioni di dialetto:
    “Mìn a past mìn”.
    Letteralmente credo che il significato sia comprensibile a tutti i manfredoniani.
    In senso figurato significa:”Solo questo ci mancava,cambia discorso”.
    Se ho commesso qualche errore correggetemi.
    Ciao.

  2. 2 Tonino1939

    Presumo che l’invito “mine ‘a pàste, mine!” ci scappa quando i “cicere a mulle” dell’esempio precedente (le effusioni, protratte e senza soste) portano…..all’ebollizione, ed è quindi ora di calare la pasta!
    Io ricordo un memorabile urlo, nel silenzio e nel buio del cinema “Fulgor”, quando il protagonista del film (”u ggiòvene”) al termine della storia, poco prima della parola “Fine”, baciava con ardore, a lungo e appassionatamente la sua bella sulla bocca: “Mine ‘a pàste, mine! Aaaaaaoooooh!!!!”.
    A quell’urlo si perdevano istantaneamente il pathos e l’atmosfera romantica che si erano creati per la storia narrata sullo schermo. Però scoppiava in sala una risata che, da sola, ti ripagava abbondantemente del costo del biglietto!

  3. 3 Tonino Racioppa

    Mi è venuto a mente un altro modo di dire tipico manfredoniano:

    Còdd jì ‘nu pòvere-a-jìsse = Costui è un poveraccio, ha bisogno di commiserazione, meschino, tapino, miserabile (tutti in senso figurato) a commento di una nefandezza da lui compiuta.
    Buona settimana a tutti
    Tonino 1939

  4. 4 ciccill

    Chi riesce a spiegare il modo di chiamare manfredoniano delle ghiande? e perchè ?

  5. 5 Apple

    :D :D :D :D
    Mi è venuto in mente quando mia madre,per raccontare in modo scherzoso,qualcosa accaduto tempo addietro,apriva il discorso dicendo:
    “Tanna,tann…quand’ u’ ciucc’stev cacann….”
    :D :D :D :D

  6. 6 Tonino Racioppa

    Brava Apple! Ora leggi questa che mi è venuta in mente leggendo la tua replica:

    Stöve ‘na vòlte
    ‘nu ciócce di Mònte:
    stàtte cìtte,
    ca mo’ te lò’acconte.

    Stöve ‘na vòlte
    ‘nu ciócce de Barlette:
    stàtte cìtte
    ca mo’ te l’azzecche (sottinteso: un schiaffo!)

    Sembrava che iniziasse una fiaba, e invece finiva lì…

    Tonino1939

  7. 7 Apple

    Mi sento sciocca…no,sono commossa,
    quasi le lacrime agli occhi…
    Avevo pochi anni…
    mio padre spessissimo scherzava con me
    ripetendo questa filastrocca e fingeva di volermi dare uno schiaffo.
    Grazie,hai una memoria di ferro :D :D

  8. 8 Apple

    Mi è venuto in mente un modo tutto nostro di canzonare gli emigranti “milanesi” che tornavano in visita giu’…
    :D :D ;D :D :D
    “Son venuta da Milan sin chi…e nun trov’ u’sciaraball pe’ sci a Mont”

  9. 9 Tonino1939

    Leggete quà che cosa viene fuori dalla mia memoria storica….che purtroppo perde colpi!

    La conta:
    1 - Chépe cotógne
    U möse d’ajóste
    E la furcine
    E lu cucchjére e la scu-tel-la.

    ·2 - Mmocc’a tte,
    mmocc’a mme
    mmocc’au figghje de lu Re :
    ‘u Re senza capille
    mmocc’au figghje de
    Ge-se Cr-i-i-ste!

    Il numero delle “i” variava in modo che il bocconcino di carne, la caramella, il pezzetto di formaggio, la mandorla o quant’altro andasse sempre il bocca al bimbo con cui si giocava, dandogli “na bella cosa”.

  10. 10 Wendy

    Bellissime le conte e le filastrocche!!! Le ricordo anch’io…+ che altro perchè me le ha raccontate mio padre!! ;) Fanno troppo ridere!! :D :D :D :D

  11. 11 Apple

    Una comare,quando ero ragazzina mi canzonava cosi’:
    :D :D

    Carmè,Carmè…Ch’ purt n’bitt?
    Sò m’nnuzz e non sàitt…

    Non ho mai capito cosa siano i “sàitt”,forse saette?
    Ma che centrano con le m’nnuzz?

    Mister Tonino mi saprebbe dare una spiegazione?

  12. 12 Apple

    :D :D
    La stessa comare aveva una canzonatura anche per far arrabbiare sua figlia che si chiamava Lucia:

    Lucì,Lucì…mìn l’acq’ a li pulcj’n
    li pulcj’n vann cacann
    e Lucje vè ll’ccànn…. D:

  13. 13 Tonino1939

    Per Apple e per quelli che hanno la pazienza di seguire questa rubrica.
    Il tizio che si rivolgeva a Carmela, era abbagliato dalla sua bellezza (e forse dalla misura del suo reggiseno…), tanto è vero che le chiedeva che cosa portasse in petto, delle semplici “mennuzze”, o delle “saette” che lo folgoravano solo a immaginarle!!!!
    La pronuncia “sajitte” - plurale di “sajètte” - mi dà l’impressione che si tratti di un Montanaro, rude e pragmatico, senza fronzoli, schietto. In manfredoniano il termine “sajètte” è invariabile, sia al singolare, sia al plurale.
    Trovo molto bello il paragone fatto del giovane. Insomma è un complimento sanguigno giovane alla procace Carmela.

    Il canto che faceva “Sciambrignone” quando vedeva ” a ‘na bella giovene” era meno poetico. Cominciava bene con: “Iangiuline, che pùrte nzine? - Pòrte ‘u mangé alli pulecine”….ma terminava senza pudore: “Vu’ sapì che tine sòtte? Tine ‘u tóbbe de l’acquedòtte!” Le povere ragazze scappavano via: “Ooooozzz! Quante fé şkjiiife! Vattìnne a caste!”

  14. 14 Wendy

    Io ricordo invece una filastrocca che si cantava quando si faceva “il gioco del silenzio” a scuola…
    Faceva così: “Gìn gìn gìn, addì cà stè u bastuncìne? S’ù bastuncìne nun ce stè, vallu truve addì ca ste??” :)

  15. 15 domenico

    E CACT ADDOSS,
    E CACAMILL
    CàVCJE RàDDIE E CàCCJE FùC.(SCALCIA RAGLIA E CACCIA FUOCO)
    à chi dè e a chi prumett (a chi mena e a chi promette che glele darà)
    a recchje de mercand
    stip ca truv

  16. 16 domenico

    a proposito di filastrocche ora ve ne dico una:
    po po po ma che fit ca fatt to.Lo fatt u cul fetend e sand’andogn abbrucje u dend.Lo fatt u cundadun e sand’andogn abbrucje u cul.

  1. 1 Hard to talk fioricet codeine.


Lascia una risposta