Lezioni di dialetto - 13a puntata
Pubblicato il 24 Febbraio, 2007 in Lezioni di dialettoA cura di Tonino Racioppa.
Sguarré = Lacerare con violenza tessuti di qualsiasi natura: teli, lenzuola, mutande, camicie, tessuti muscolari umani o di bestie. Proverbio “Chi fé la coşke cchiu gròsse d’u cüle, ce lu sguàrre”. Richiamo delle mamme affettuose verso i figli intenti a giocare per strada: “Mattöje!,…. Mattöje!!… Mattéjooooo!!!! , Pecché ca nen ce vine?!… Mòooje adda venì qua!! Se venghe je allà te sguàrre pe’ mizze!!! “
Jurgé = Dare ai cavalli la biada arricchita di orzo (l’urge) per ottenere maggiori prestazioni nei lavori di aratura dei campi,che sono particolarmente gravosi. Per estensione, si intende: lasciare qualche regalino sperando di ottenere in cambio dei futuri favori; ungere l’asse, così la ruota gira meglio. (Jùnge l’àsse, ca la röte aggjÏre).
Scenïsce = Carbonella accesa mista a cenere, verso il termine della sua lenta combustione nel braciere.
Sbrascé = Spalettare la scenïsce per ottenere ancora gli ultimi sprazzi di calore. Difatti allargando la carbonella residua nel braciere, semi spenta, si allontana la cenere che la copre, così che la presenza dell’ aria faccia ravvivare un tantino il fuoco per consentirgli di consumarsi del tutto.
Rüsce = Carbonella per bracieri in pezzatura molto piccola per facilitarne la combustione. I pezzi di carbone più grossi sono chiamati “Carevüne a ciòcche”, forse dalla forma del ciocco di legno da cui sono stati trasformati in carbone da ardere.
Tenemènde (o tenemendì) = Verbo ormai andato in disuso. Ora è usato solo dagli ultra 70enni. Significa: guardare, osservare attentamente, fissare qualcuno o qualcosa come per memorizzare (tenere a mente) ogni particolare.
“Ma’, sté ‘nu ggiòvene ca, quanne je véche alla chjìse, şkìtte me tenemènde. Che völe da me?”
-“Figghja möje, ‘u sàcce, ‘u sàcce…ma tu va alla chjise e ne lu dànne avedènze”
Dé avedènze = letteralmente significa “dare udienza”, come se il soggetto fosse il Pretore (Giudice di Pace) o il Tribunale. Semplicemente significa “dare retta”, “prestare attenzione”, derivando “udienza” da “udire”, “ascoltare”.
Generalmente viene usato nella forma negativa come consiglio o esortazione.
13 Risposte a “Lezioni di dialetto - 13a puntata”
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Ciao Tonino,sono lieto di leggere nuovi termini.
Vorrei dirti che il termine “Jurgé” e il suo significato mi fanno pensare al termine “M’bòrge” che non significa porgere,ma finanziare, incentivare economicamente, regalare più del necessario.
es:”Cod fe tand u gradass e u tagghialàrd pcchè stann a mamm e u pètr ca m’borgèn semb de fun” .
Forse come il termine “jurgé” anche quest’altro deriva dall’aggiunta d’orzo che veniva data ai cavalli perchè lavorasero con più anergia.
Inoltre volevo dirti che “Tenemènd” io l’ho sempre sentito pronunciare in un ‘altro modo che è “Tremènd”.
Forse sarà sbagliato ma credo sia come il termine “Crepìtte”( Inciampare e cadere rovinosamente) che ormai oggi viene pronunciato dalla maggior parte dei giovani “Trepìte”.
Credo che tali termini nel passaggio attraverso più generazioni si siano trasformati.
Per Jattòn e per quelli che seguono la rubrica.
Ricordate la canzone “Torna a Surriento”?
Dice: “Cu chist’uocchje tienemènte..e’ncantato ‘o fai tremmà”
Pavarotti canta “tiene a mente”.. Ma Pavarotti, poverino, è emiliano. Il verbo era usato nel Regno delle Due Sicilie. Anche qui a Matera dicono “tenemènde”.
“Tremènd”, se lo usano ancora, è una contrazione di “tnmènd”.
L’orecchio che sente per la prima volta qualche termine “strano” (Tenemènd, Crepitt o altri sbarroni) non distingue bene la pronuncia perché è rapida, e lo memorizza credendolo corretto.
Con simpatia
Tonino 1939
Anch’io ricordavo “tremènd”..
Jattòn, scusami, ma si dice “sèbe de fïle”, cioè sempre di seguito, di fila, senza soluzione di continuità, senza interruzioni o sospensioni, tutto d’un fiato, tutta una tirata, ininterrottamente, e chi più ne ha più ne metta.
:-) 
Sempre di fino mi sembra non corretto.
Scusami
Tonino
Ops: “sèmbe de fïle”, non sèbe…
Ringrazio nuovamente Tonino.
A pensarci bene,”Semb d file” è il termine corretto”,quando l’ho scritto mi suonava male,ma siccome i miei coetanei usano spesso e in maniera errata “semb d fun”,mi sono lasciato influenzare.
Infatti mio nonno usa”Semb d file”
Sono molto interessato alle lezioni di dialetto proprio perchè vorrei recuperare la terminologia più corretta,che nel passare da una generazione all’altra si modifica o si perde.
A presto.
gattone, ma perchè non usi mai le “e” finali per il dialetto ?
Lo so,ma a volte sono talmente preso dalle cose che devo scrivere che commetto qualche errore anche in’italiano.
Considera che il nostro dialetto ci porta a troncare le parole anche nella lingua parlata italiana,poi in dialetto non si scrive quasi mai,a volte mi sbaglio.
Comunque cercherò di essere più preciso,infatti un po di tempo fa Tonino,fece una lezione sulla fonetica,sui vari tipi di accenti,dieresi e rispettive pronunce,prometto che andrò a rivedermela…
rieccomi!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!
finalmente sono tornata, mi sono nel frattempo trasferita a Roma, e lavoro qui…a casa mia non c’è internet e sto soffrendo le pene dell’inferno questi mesi senza il mio manfredoniano..mi mancate tutti tantissimo!!!!!!
misto trasferendo in un altra casa con fastweb per fortuna!!!!!
a presto….
Ciao Tonino e Jatton,
seguo sempre con vivo interesse ed “amore” i vostri amichevoli confronti linguistici e anche a me fa piacere leggere e scoprire nuovi termini.
Per quanto riguarda il termine “Tenemènd” anch’io (classe 1944) l’ho sempre sentito pronunciare da mia madre (classe 1918) e mia zia (classe 1905) “Tremènd” ma nel senso di guardare.
Come anche il “Crepìtte”( Inciampare e cadere rovinosamente) l’ho sempre sentito pronunciare “Crepinde”.
Con tanta stima ed affetto.
Un saluto a tutti del forum, anch’io sono appena “ritornato” a casa, (Tonino è in arrivo una e-mail) mi rifarò “vivo” con tutti appena possibile, via e-mail.
Un caro saluto a tutti voi, ciao Umberto.
Bentornato Umberto….
Dona flor, cosa hai trovato una casa con il Fast Food?