A cura di Tonino Racioppa

IL LAVORO FATICOSO - “Zàppe Nicööö’!!!! -
“ ‘Ngüle, tatà!” (o papà) = Il contadino mandava suo figlio a scuola, sopportando enormi sacrifici. I risultati erano deprimenti. Decise così di portare Nicola con sé a lavorare nei campi. Il nostro mazzangànne nemmeno qui si applicava bene. Allora il papà da lontano lo sollecitava a zappare. La risposta è degna di uno stronzetto.

INTERCALARE CAZZOSO - Qualche parola ha richiesto il bip-bip. Vedete se il testo è comprensibile. Colui che l’ha pronunciata era proprio incavolato (così si può dire!): ‘U ca*** d’u sàrte, m’ho fàtte ‘u ca*** du cavezöne senze i ca*** d’i sàcche! E je i ca*** d’i méne, add’u c*** l’agghja mètte, mbàcce ‘u ca***???

SEXY – Giuseppe mi attizza! Passatempo (trasgressivo) a due voci fra due ragazze che si riferiscono a qlcn veramente molto dotato:

-Gesèppe jì u mïje! (Giuseppe è mio!)
-Accume jì u tüje? (In che modo è tuo ?)
-Arméte ! (significato erotico sottinteso)
-E che àrme pòrte?
-Arme e tubbètte! (significato erotico sottinteso: ‘tubbette’ = cartucce)
-Appuppe ‘u cüle ca  te lu mètte! (significato erotico esplicito: è il logico consiglio dell’amica esperta all’amica speranzosa, di cedere davanti alla potenza delle armi di Gesèppe)

I termini del dialogo erano codificati così bene che la risposta avveniva automaticamente. Il nome del giovanotto era ovviamente scelto secondo i desideri segreti della donzella.

LA TARANTOLA – Era una filastrocca per controbattere una risposta non gradita. Per esempio se si domandava qlcs a qlcn, e questi rispondeva male, per esempio “Stu ca***!”, allora partiva immediatamente questa graziosa e cadenzata “poesia”:

Stu ca***  ‘ngüle (o ‘ngùrpe) a màmmete,
e ce pàsse ‘na tarànde!
‘A tarànda pizzicagnöle,
quann’ je passe pe ‘nnànz’a càste
che mme dé
?”

L’interrogato poteva nominare qualsiasi cosa, per esempio: ‘na cipolle, ‘nu lìtre de làtte, ‘na cresòmmele, ‘nu cucchjére, ecc…..Ripartiva il ritornello: “Na cipolle ‘ngurpe a màmmete”, ecc. ecc. e bisognava stare attenti al ragno dal pizzico micidiale (la tarantola “pizzicagnöle” , ossia propensa a pizzicare), cioè pensare bene prima di dare la prima risposta.

NOIA - Mené l’acïte ’ngüle ai chéne = Significato letterale: fare delle perette di aceto ai cani randagi. Cosa che nessuna persona di buonsenso si sognerebbe mai di fare. Significato reale: non aver altro da fare, perché si è perditempo, sfaccendati, annoiati, fannulloni. Cioè: “Va, va fatïje, va!”

AFFINITA’ - Jün jì rógne e l’ate jì tìgne = Sono sempre due brutte malattie. In italiano si dice: “se non è zuppa, è pan bagnato”. In altre termini, puoi cambiare il modo di presentare un fatto, ma la sostanza è sempre la stessa, il dualismo è sempre negativo, come chi metaforicamente cade dalla padella nella brace.

PARITA’ - Se nen c’jì rótte, c’jì fàtte ‘u pertüse = Vale lo stesso commento precedente.

LIETO FINE – U fàtte jì jüte a fenèsce a tarallózze e vïne = Tarallucci e vino. Ormai è un detto comune in tutta italia, originario dal napoletano. Si traduce in lingua con: “tutti i Salmi finiscono in Gloria”

MINACCE = Sciuppé i zerèlle = Testicoli, “zebedei”. Ca je te sciòppe i zerèlle! = Minaccia: sta attento a non molestarmi perché, son capace di espiantarti le palle! (Aiuto!)


26 Risposte a “Sorridiamo sui modi di dire locali - 4a parte”  

  1. 1 Mambrdonje

    Continuando a ridere;
    A fatüje cè chjème checòzze, è a mè n’mè gòzze… a mè n’mè gòzze!
    A carne mètt carn, u vüne mètt sanghe, è la fatüje fèje jette lu sanghe!
    Bòngiorn ciòcce chernute, prüm’a mangèt e pòje sì vènütte!
    Tand jè lù bönn forte, ca lù völe cechè l’ucchje!
    Jun ì tigne, l’at ì rogne e l’at tön u mèl all’ogne!

  2. 2 Wendy

    che vogliono dire: “Tand jè lù bönn forte, ca lù völe cechè l’ucchje!” e ”
    Jun ì tigne, l’at ì rogne e l’at tön u mèl all’ogne!”?

  3. 3 Apple

    Tonino…mi hai fatta arrossire…
    (bugia):D:D:D

  4. 4 Mambrdonje

    Scusa il ritardo Wendy, eccoti la risposta.
    Così grande è l’amore, che gli vorrebbe accecare gl’occhi! (ironicamente)
    Uno ha la tigna, l’altro la rogna e c’è chi è affetto da un male alle unghie!
    (Se tra tante persone o cose non se ne trova una che venga incontro alle aspettative)

  5. 5 Wendy

    Grazie Umberto!! ;)

  6. 6 il manfredoniano

    si si è quella….è bellissimo quel detto Umberto !

    Io ne ho sempre uno che mi gira per la testa ma non riesco mai a decifrarlo.
    ORa chiedo a te e a Tonino

  7. 7 Tonino 1939

    Modi scherzosi e ironici: “Tand’jì lù böne forte…” come dice Umberto…
    Sentite un po’ e sorridete.
    Quando nacque il mio primo figlio, la sorella di mia moglie se lo stringeva forte forte, e gli diceva: “Cum’agghja fé?, Cum’agghja fé pe ttè??” come se “u crjatüre” fosse una sciagura abbattutasi sulla sua vita, e si chiedeva come venirne fuori!!!!
    Chiaramente sono queste delle incontenibili manifestazioni d’affetto che vengono dal cuore. Così quando il bambino cominciava a muovere i primi passi gli diceva: “Vine quà, vine quà, ca t’agghja strènge forte forte, e t’agghja fé assì ‘a mèrde pe ‘ngule!!!”
    Se l’intenzione fosse stata veramente quella, io a mia cognata l’avrei immediatamente “spacchéte ‘a chépe” per bloccarla!

  8. 8 il manfredoniano

    Cari Tonino e Umberto, ecco il detto misterioso:

    cazze e chegghjùne e mecalàngele meje

    Che mi dite ?

  9. 9 Wendy

    Ma avete messo un filtro per i minorenni?? :D

  10. 10 Apple

    Mado’ che vergogna!!!!!!!!!!!!!

    “F’rtune e c..z n’gul…bjet a chi lev”!
    Non oso mettere la traduzione.
    :D:D:D

  11. 11 il manfredoniano

    ma la mia non è volgare… :D

  12. 12 Apple

    …mica l’ho inventata io…:D
    i soggetti comunque,tra la mia frase e la tua …sono gli stessi,HI;HI…
    CHE QUALCUNO CI CENSURI!!!!

  13. 13 Apple

    :D
    …ma i mecalàngele…che sono?

  14. 14 Tonino 1939

    Mi dispiace, ma questa volta non ho una spiegazione pausibile sulla frase misteriosa. Posso capire Mecalàngele come nome di persona. Poi …mistero!

    Visto che ci stiamo leggermente sbracando, dò qui le risposte alla frequente domande che le donne si facevano (o si fanno ancora)quando si imcontravano per spettegolare:
    “Chessò ca t’ha mangéte jògge?”

    L’interrogata non sempre era disposta a dire i fatti suoi…

    In questo caso aveva una doppia scelta.

    1) - drastica: “Alïce! W ’su fatte nen ce dïce!”, oppure
    2) - giocosa: “Càzze, paracàzze, cucuzzille e jöve!”
    Ah ah ah ah :-) :-) :-)

  15. 15 il manfredoniano

    nessuno riesce a manfredonia a spiegarmi per bene quella frase…
    ma è un mistero !

  16. 16 Wendy

    Rimarrai col dubbio in eterno mi sa.. :D :D

  17. 17 Tonino 1939

    Sono sicuro che se vi rivolgerete a persone avanti con gli anni troverete la risposta al dubbio di Luigi.

    Perseverate voi che state su Manfredonia.

    Umberto non si è ancora sbilanciato…Vedrete che o lui o seppia o jattòn tireranno il coniglio dal cilindro, come i prestigiatori.

    Il proverbio citato da Apple è in uso tuttora? Dubito del il proverbio non dell’azione proclamata da ualche “beata/o” a dispetto di coloro che le invidiano la fortuna e..il resto.

  18. 18 Apple

    :D
    Beh,a me capita di sentire ancora quel proverbio…
    certo non qui a Milano!

    Per quanto riguarda il proverbio di Luigi,credo che sia qualche modo di dire tra i ragazzi della sua età…
    è ancora un pischello,lui:D

  19. 19 Apple

    Più che un proverbio è piuttosto un modo di apostrofare una persona(in genere donna)che ha avuto la fortuna di sposare una persona economicamente benestante…ed anche aitante:D

  20. 20 il manfredoniano

    apple, non penso proprio che quello sia un modo di dire dei ragazzi di oggi.
    L’ho sentito dire due o tre anni fa da una mia zia di più di 65 anni, in un ambito assolutamente non volgare.

    E non è affatto un modo di apostrofare una persona come hai detto tu.
    E’ molto musicale nello scivolare delle parole…

    cavoli devo ricordarmi l’ambito….

  21. 21 Apple

    No,scusa…
    nello spiegare il proverbio,mi riferivo a quello che ho scritto io…

    Certo che il tuo detto è davvero un’enigma!Ho chiesto anche a mio marito,ma non l’ha mai sentito…
    Forza allora,che gli esperti si facciano sentire…
    si accettano scommesse.
    :D

  22. 22 JATTòN

    In’occasione dell’annuncio di nozze da parte di due sposi,mia nonna esclamò:
    “F’rtune e c..z n’gul…bjet a chi lev”.
    Credo che stia ad indicare la fortuna sfacciata di una donna che si è sistemata con un’uomo benestante ed aitante,proprio come ha detto Apple.
    Infatti in quell’occasione la futura sposa,che aveva avuto un passato amoroso un po burrascoso e non era neanche tanto carina,stava per sposare un’uomo bello, ricco,di buona famiglia,e grande lavoratore.
    Sempre nella stessa occasione mia zia replicò dicendo:
    “Cel’ho truét bell ricc e mange pìcc”.
    “Mange pìcc ” significa uno che mangia poco,ossia uno che spende poco,che è accorto nello spendere il danaro.

    Riguardo alla frase “cazze e chegghjùne e mecalàngele meje”,mi sembra l’esclamazione di qualcuno che ne “avesse piene le scatole”.
    Che ne so,magari tutto sarà partito da una donna agli ultimi mesi di gravidanza che non potendone più di una situazione,avrà sbottato dicendo questa frase,toccandosi la pancia e tirandoci nel mezzo anche il suo nascituro Michelangelo.
    Poi col tempo la frase potrebbe essere diventata un modo di dire.
    Ci tengo a precisare che la mia è un’ipotesi,magari un po fantasiosa,ma sempre un’ipotesi,sono davvero curioso di sapere il significato….

  23. 23 Mambrdonje

    @ JATTÖN, credo che tu abbia raggione, ma il proverbio dovrebbe essere così; cazz e chegghjùne e mecalàngele jè müje! Cioè ===== e ======== e Michelangelo è mio!
    Come per dire, tuo è il misfatto ed io ne ho il risultato.
    Saluti a tutti, e avaste à mangeje grass. :D

  24. 24 il manfredoniano

    ah ah bellissimo umberto….

  25. 25 JATTòN

    Ciao di nuovo.
    Mambdonje cita la frase “avaste à mangeje grass ” ,che viene spesso rivolta a qualcuno un po sboccato,che quando parla riempie le frasi di intercalari un po volgari e di parolacce.
    C’è anche la frase “Che t’ha mangét’? U cùle da jallùne?”,che viene spesso rivolta a chi si mette a parlare in continuazione su un’argomento dilungandosi più del necessario.
    Cosa centra u “mangeje grass” con le parolacce? O il culo della gallina col parlare esageratamente senza mai fermarsi?

  26. 26 Tonino 1939

    Io ritengo che chi ha “mangiato il culo della gallina” sia uno che protesta, e parla, e parla, e contesta sempre, e tutti….Quindi è uno scontento.

    Presumo perché quando sua madre ha diviso i pezzi della gallina in brodo gli è toccato la parte meno pregiata.
    Infatti le cosce sono andate al papà e al figlio grande, perché devono sopportare i lavori gravosi in mare o nei campi; il petto alla sorella gracile e delicata di salute; le ali alla mamma perché hanno poca polpa; e il culo al figlio minore, tanto poi in casa troverà qualcos’altro per compensarsi…

    Mangiare grasso, significa mangiare pesante, come pesanti sono le parolacce (” i precùche”).

    Jattòn, per piacere bada un po’ di più la grafia:
    “Cel’ho truét bell ricc e mange pìcc” io l’avrei scritto:
    “Ce l’ho truéte belle, ricche, e mànge picche” - Ricordati che la “e” si scrive ma è MUTA, e serve a formare sillaba con la consonante che la precede: pe-me-du-ril-le non pmdurill.
    Scusa ma “pìcc” io l’ho letto “pìcce” e sono rimasto un attimo perpesso, fino a alla tua successiva spiegazione…
    Stampa e rileggi la mia “fatica”: http://www.manfredoniano.com/2006/10/18/ortografia-e-fonologia-del-dialetto-manfredoniano/
    Scusa ancora! Con simpatia
    Tonino

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