A cura di Tonino Racioppa.

Chjachjlle = Una persona di poco conto, spergiuro,  vile, inaffidabile, ecc. ecc. Nel dialetto siciliano gli uomini sono classificati secondo una precisa gerarchia: ommini, mezzi-ommini, omminicchi, e quacquaracquà.
Credo che il nostro “chjachjille” corrisponda all’ultima categoria degli infami.

Chiàrfe = Espettorato, muco, sputo “grasso” e sostanzioso. Quando frequentavo l’autoscuola ed ero infarcito di termini motoristici, avevo osservato che l’esecuzione del ‘chiarfo’ avvenisse, scientificamente, in quattro tempi, proprio come il motore a benzina: aspirazione, compressione, scoppio e scarico. Non fate adesso le prove però…

‘Nzìcchete-nzìcchete = Improvviso cambiamento di discorso, inaspettato, intruso, tutte’na volte. E toje, mo’ te ne vine nzìcchete-nzìcchete, e me vine a fé pròpete a mme ’stu sorte de presèndatàrme!.

Addòbbje = Anestesia. anestetico, narcotico L’hanna addubbjéte tutta quande, o l’hanne menéte l’addòbbje şkìtte alla sangïne?

Cannótte= Fauci spalancate, intese sia nel senso di fauci fameliche e sia come jàrze da urlatori bannajùle. Quanne je so’ arrevéte, cuddu desgrazzjéte m’ho gredéte pe tande ‘nu cannótte japirte. Deriva da “condotta, tubazione”

Sciabbècche= Disordinato nel vestirsi. Ho sentito dire: “Ti sì vestüte a cüme ‘nu sciabbècche!”. Ora si direbbe “Hai una mise casual”. Ma l’ineleganza era già evidenziata dal già citato “zolla-zolle” delle lezioni precedenti. Ho sentito anche uno sfottò: “Ninett’a sciabbacchètte ci’jì cachéte ‘u cavezunètte

Accadènte = Attinente, che cade a proposito, adatto, opportuno. Per il contrario esiste il termine scucchiande.

Scucchiànde = Illogico, cervellotico, fuori tema, inopportuno, sconclusionato, incoerente.

Azzetté = Asserire, ammettere, confermare un’imputazione, di buongrado o facendo buon viso a cattivo gioco.

Fàcce-e-pröve = Confronto, faccia a faccia, raffronto tra due o più persone allo scopo di smascherare un bugiardo o individuare l’autore di qualche azione riprovevole. Raramente la cosa finiva lì. Una zuffa era già preventivata, faceva parte inevitabilmente del rito del faccia-a-faccia.


35 Risposte a “Lezioni di dialetto - 18a puntata”  

  1. 1 Mambrdonje

    Bellissimo, Tonino leggendo queste parole mi fai ricordare tante cose vissute con i nonni, tanti di queste parole che pensavo d’aver dimenticato ritornano nella mente e con esse i ricordi.
    Ti ricordi di;
    È drjnghete e ndranghete.
    Ù maccatüre.
    Jè nu bastjone… oppure chì bastjone ca jè.
    Ho… pille pilosce!
    Ù gjaiandè, esempio; Lù gjaiande dè mamme.

  2. 2 Wendy

    U gjaiande de sepònde.. :D :D che vuol dire “drjnghete e ndranghete” ?

  3. 3 Tonino 1939

    Avete fatto caso che “giajànde” è la (quasi) esatta pronuncia del termine inglese “giant”? Chissà perché…

    Io ho sentito dire anche ” ‘U giajànde Maradòsse” per definire un “guappo di cartone” o uno spaccone, uno sbruffone. “Mo, sinte a jìsse, ’stu giajànde Maradòsse!”

    Il “gigante” di Siponto era una figura mitica, costruita dalla nostra fantasia di bambini, a misura delle dimensioni del grande sarcofago di pietra esistente nella cripta della Basilica di S.Maria Maggiore (abbàscje ‘a Sipundine).
    “Mado’ ava jèsse nu giajànde, ‘nu colosse! Ha vìste quant’jì?”

    “Drìnghete-e-ndrànghete”, rappresenta l’enfatizzazione fonetica di un movimento alternativo, come quello dell’altalena, della culla, della sega, della lima, dei ballerini, dei rematori, dei picconatori, degli amanti impetuosi, ecc.

  4. 4 Mambrdonje

    Ù gjcande de Sepònde = Il gigante di Siponto

    Ù gjaiande de mamm’amoje = Il gioiello di mamma mia
    Prof. Tonino, sbaglio?

  5. 5 il manfredoniano

    ah è vero Tonino….il gigante in inglese si pronuncia alla stessa maniera…. :D

  6. 6 tuccillandonio

    gjaiand = gioiello
    giand= gigante
    a te Tonino, un caro saluto.

  7. 7 Tonino 1939

    State calmi.
    Dopo rapida consultazione, io e mia moglie siamo addivenuti ad un accordo:
    “Giajande de mamm’amoje” è un’esclamazione che sfuggiva dal cuore della madre, quando toglieva i pannetti (i fassature e ‘a mbassànde)e lavava il culetto alla sua cratura.

    Si “prisciöve” (= si rallegrava, gioiva)degli attibuti del maschietto o della femminuccia. Immaginava di vedere la figlia o il figlio già in età adulta.

    Quindi “giajande” significa sì gigante, ma,per estensione,anche: gioiello, coccolino, bambolotto, puparille, core mio, e mille altri modi che le tenerissime mamme sanno trovare per vezzeggiare i loro bambini.

    ‘Gjcande’ e ‘colosse’ però sono termini acquisiti con i film proiettati all’Arena Impero (vi ricordate il film ‘Ali Babà e i 40 ladri’ con Sabù?), praticamente parole italiane pronunciate con la nostra cadenza, e poi entrate nel dialetto. Non ‘gigantesco’ né tantomeno ‘colossale’.

  8. 8 il manfredoniano

    mai sentito: giand de seponde
    ho sempre sentito invece: giajande de seponde

    quiindi do ragione a tonino;)

  9. 9 Mambrdonje

    Caro Tonino, quella frase lo sentita tante volte che ne sono sicurissimo del significato, ricordo che mia nonna mi “gridava” spesso; Umbè u gjaiande muje, e dato che io ero… diciamo un piccolo mingherlino, non intendeva di certo “Gigante!.
    Il Gigante, gjcande leggendo; Gcand ed ecco la facile male interpretazione a Gjaiand. :D

  10. 10 Tonino 1939

    Infatti, io ho detto: “…ma,per estensione,anche: gioiello, coccolino, bambolotto, puparille, core mio, e mille altri modi…”
    Ciao :-) :-)

  11. 11 Mambrdonje

    “Drìnghete-e-ndrànghete” si diceva quando uno ripeteva le stesse cose senza trovare un accordo, come adesso spesso si dice; è dalle… e dalle oppure è dalle và.
    Oppure; Òoo pile pilosce (movendo la mano destra sulla pancia, come se si vorrebbe suonare la chitarra).
    Ma questo significa di più che sta dicendo fesserie o che ha stufato con i suoi commenti.
    Spero di non aver stufato io, ciao a tutti. :D

    A proposito, tra gioielli e giganti e scomparsa Wendy ;)

  12. 12 tuccillandio

    Accordo raggiunto:
    Gjaiande = gigante, gioiello
    però…….anche gjande qualche volta l’ho sentito (cude i’ propr nu gjand).
    Arrivederci alla 19^ puntata.

  13. 13 Wendy

    Sono qui, tranquilli..stavo solo aspettando che vi metteste d’accordo sui vari giganti e gioielli. Alla fine ricordavo bene allora, mi fa piacere..
    “Òoo pile pilosce” è un’altra espressione che mi fa ridere..provatela a dire a qualche “forestiero”,ihihih!! :D un saluto a tutti, vi leggo sempre..o quasi.. ;)

  14. 14 mambrdonje

    Wendy, io lo dicevo quando mia nonna voleva che andassi a dormire, e vedendo che io non volevo per impaurirmi mi diceva, vai a letto che tra poco vengono i morti dal cimitero, ed io che andavo con mio nonno spesso al cimitero (lui faceva pulizie al cimitero) e mentre io aspettavo che lui terminasse il lavoro, giocavo tra le tombe ed avevo visitato molte volte l’ossario.
    Quindi i morti per me era una cosa naturale e non mi facevano paura, e quando la nonna diceva che stavano arrivando i morti, io invece di scappare impaurito a letto, alzavo la maglietta del pigiama (scoprendo il pancino) e “suonando la chitarra” dicevo ridendo; Nanone, Òoo pile pilosce! :)

  15. 15 Wendy

    Umberto… :D :D :D

  16. 16 Tonino 1939

    Il gesto di “suonare la chitarra”, oltre che “Oooh, pile pilosce!”, e sempre col medesimo significato canzonatorio e di scetticismo, aveva una variante.

    Forse l’ho già detto in qualche altra lezione, ma repetita juvant!

    Sempre con tono di voce in calo di una quinta dopo il primo Ooooh, il gesto aveva per oggetto una tale Nannina, come se le si cantasse una canzone: Oooh (nota Do) Nannüüüne (Nota Mi sotto)!
    :-) :-D :-D
    Saluti a tutti!

  17. 17 il manfredoniano

    Tonino, bellissimo il termine: puparìlle

    Suona benissimo ! :D

    P.S.: è un sinonimo di cacarìlle vero ? o il significato è diverso ?

  18. 18 Tonino 1939

    No, penso che “puparille” abbia solo il significato di bambolino,bambolotto (perché al femminile fa “puparèlle”).

    Invece “cacarìlle”, secondo me, significa “giovanotto elegante”. Il termine, che deriva da “gagà” (giovane affettato, che ostenta eleganza e raffinatezza), era molto in voga nella moda degli anni ‘50.

    Si pronunciava anche “gagarille”

    Io lo ricordo bene. Quando avevo 16-17 anni, e mi vestivo per andare a ballare sulle terrazze, indossavo:

    -il pantalone lungo di makò (cotone egiziano molto fine),
    -la camicia bianca di nylon con gli immancabili stecchini per reggere dritto il colletto,
    -la cravatta rossa,
    -il gilet double-face rosso o nero,
    -la giacca “a pioggia” cioè di tessuto sulla cui superficie a vista affioravano, come tanti piccolissimi nodi, tanti punti colorati con svariate gradazioni di beige.

    Le ragazzotte dicevano tra di loro (ma io captavo): “Guard’a jìsse, c’jì vestüte accüme a ‘nu gagarille!”…
    Beh, mi faceva proprio piacere sentirlo dire.

  19. 19 mambrdonje

    Antonio, è sempre interessante leggere i tuoi post e mi fai ricordare di tante cose.
    Per ù puparille hai ragione tu, significa bambolotto (sentito dire come sempre da mia nonna).
    Per ù cacarelle… (mi son messo a ridere leggendolo) :) ha un ben altro significato, e come dice Tonino ù gagarìlle è la versione esatta.
    Alla prossima, e per gli altri… ma possibile che solo Tonino ed io abbiamo questi bei ricordi da descriverli?
    Avanti il prossimo e non vergognatevi di raccontare le vostre “malfatte”! :D

  20. 20 mambrdonje

    Ops… cacarìlle :(

  21. 21 Tonino 1939

    Io ero certo che Wendy, alla lettura di “cotone egiziano” sarebbe scattata lei a rimproverarmi! :-) ;-D

    Insomma l’Egitto è o no la sua patria adottiva? Perciò non bisogna nemmeno nominare la Terra dei Faraoni senza il permesso di Wendy!
    Alla prossima.

    PS per Umberto: rispondimi in privato. Sto poco bene, tosse e raffreddore, cosa da nulla, non mi azzardo a uscire e passo molto tempo al PC.

  22. 22 Wendy

    Ucci ucci!! chi nomina l’Egitto invano?? :D Tonino, col cotone egiziano eri sicuramente un figurino… ;) :D

  23. 23 Tonino 1939

    Eh eh eh

  24. 24 il manfredoniano

    Tonino già ti immagino mentre ti pavoneggiavi.
    Si, in effetti il siginificato è quello che hai detto…il damerino…
    :D

  25. 25 Tonino 1939

    Ehi, commentando “Pile-Pilosce…” a mia moglie è venuto in mente improvisamente che la frase…continua!

    Ecco la versione completa:

    Oh, pïle-pïlòsce, e la pèlle de zja Nannïne ca cj’ammòsce!

    Ah ah ah :-D :-) :-)

  26. 26 Wendy

    ahahah!! Il seguito è ancora esilarante!!! :D :D

  27. 27 mambrdonje

    Tonino complimenti a tua moglie e grazie, non ricordavo più l’altra metà della strofa.
    Forse perché io dicevo solo la metà, l’altra si dice quando uno a stufato completamente e fa annoiare ribadendo sempre la stessa cosa.
    Se avessi detto tutta la strofa a mia nonna, beh… avrei fatto poi i “conti” con il nonno. :(

  28. 28 JATTòN

    Una domanda per tutti,cos’è “u Kìtre”?
    Tonino non rispondere subito,fai sbizzarrire prima gli altri.

  29. 29 Intensity

    Provo, ma forse mi sbaglio…

    Dal turco, Kitre dovrebbe essere un tipo di marmo, o comunque di pietra.

    Da qui forse deriva l’espressione “mé sò chietret!”, quando si prende molto freddo, che vuole intendere che il freddo ci ha pietrificati.

    Chiedo conferma ai maestri dialettologi del sito….

    Salutoni!

  30. 30 JATTòN

    Brava Intensity,ci sei andata vicino,l’etimologia è giusta…infatti “u Kìtre” è molto pesante quasi come una grossa pietra…

  31. 31 Tonino 1939

    Io aspetto a dire la mia fintantohé non si saranno fatti vivi Seppia e Mambrdonje
    Simpaticamente,un saluto a tutti
    Tonino

  32. 32 seppia

    Tonino, da vero animatore del blog, pur conoscendo tutte le risposte, invita tutti alla partecipazione.
    Nel ringraziare rispondo al quesito di JATTòN.
    Penso che si tratti del ghiaccio.
    Infatti Intensity riporta la giusta espressione collegata al termine.
    Un saluto a tutti.

  33. 33 seppia

    Ho dimenticato di aggiungere qualcosa a proposito del “drunghete e dranghete”.
    La simpatica espressione mi ha fatto venire in mente la celeberrima scena di “Natale in casa Cupiello” dove il grande Eduardo - nel ruolo di Luca - racconta, articolando con difficoltà le parole dopo il malore che lo aveva colpito, di come - chucchiaio dopo chucchiaio (drunghete e dranghete) aveva divorato una zuppiera di pasta e fagioli.
    Anche in questo caso - come giustamente ricorda Tonino - ci troviamo di fronte all’espressione che indica un movimento continuo.
    Una curiosità:
    ho notato che Tonino quando ha spiegato il significato dei termini ha fatto anche l’esempio degli “amanti impetuosi”.
    Bene, se non sbaglio, “impeto” in tedesco si traduce con “drang” e pertanto si tratta di un esempio particolarmente azzeccato.

  34. 34 Tonino 1939

    Chapeau-Tanto di cappello al simpaticissimo Seppia!
    In effetti il termine indica proprio il ghiaccio. Ma non quello che, triturato, usano i pescivendoli per tenere al fresco il pesce sulle bancarelle, né quello a “cannùle” usato un tempo dai venditori di gratta-marianne.

    Specificamente si riferisce al ghiaccio che si forma nelle pozzanghere nelle (rare)fredde notti invernali. “C’jì fatte ‘u chjìtre stanotte, guarde che frìdde ca c’jì stéte!”

    Di conseguenza “me so’ nghjetréte” equivale a “mi sono gelato, mi sono ghiacciato” (magari a stare a lungo fermo lì ad aspettarti)
    Ho vissuto molti anni a Potenza, dove il freddo non è raro come a Manfredonia. Mi è rimasta nelle
    orecchie l’imprecazione del conducente de un bus, che non riusciva a manovrare bene il veicolo in mezzo al traffico urbano: “sta’tutt’acchjatràte!” Anche lì si riferiscono al ghiaccio meteorologico, anche se la pronuncia di “acchjatràte” è un po’ diversa da ” ‘nghjetréte” si capisce che l’origine è la stessa.
    Alla prossima lezione - se non vi annoiate.
    Ciao

  35. 35 JATTòN

    Io il termine “Kìtre”,l’ho sentito riferito all’anguria,o melone d’acqua.
    L’etimologia proposta da Intensity è corretta,sicuramente deriva dal significato turco che sta ad indicare un blocco di marmo,un masso,una pietra.
    Da qui il termine “nghjetréte”= Usato spesso per dire pietrificato, congelato,immobilizzato come una pietra dal freddo.
    Il termine utilizzato da Seppia e Tonino,riferito al blocco di chiaccio formatosi nelle pozzanghere,credo stia ad’indicare la stessa cosa,cioè un blocco di ghiaccio duro come il marmo,o la pietra.
    L’anguria anche se non è molto dura,è molto pesante,pesante appunto come una grossa pietra.

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